Sanità in Lombardia Tre punti per cominciare a discutere

Lunedì 26 febbraio h 18.30 presso Spazio Parini

Non lasciamo la sanità in mano ai formigoni

Gianni Imperiali desidera far conoscere i suoi propositi elettorali ad amici e conoscenti. Essendo medico ospedaliero da molti anni conosce a fondo i problemi della sanità lombarda.

Molti credono che la nostra sanità sia una eccellenza ma non è così. Basti pensare alla politica sanitaria del plurinquisito Formigoni.

Il voto del 4 marzo è molto importante anche e soprattutto per la Lombardia.
Conoscendo l’amico Imperiali aderiamo volentieri al suo invito e vi chiediamo di partecipare all’incontro con lui presso Spazio Parini.

1. Meno medici in futuro. Come sappiamo, nei prossimi cinque anni ci sarà una gravissima carenza di medici sia in ospedale che sul territorio (per il pensionamento di chi ha iniziato a fare medicina negli anni del boom delle iscrizioni e l’attuale accesso a numero chiuso che impedisce il fisiologico turnover).
1R. Le scelte sul numero chiuso a medicina non sono di competenza regionale; ma noi predisporremo un piano di borse di studio per aumentare il numero degli specializzandi nei settori più critici

2. Problemi impellenti: l’affollamento del pronto soccorso e allungamento patologico delle liste d’attesa per le prestazioni ambulatoriali. Se fondamentali per un sistema sanitario sono gratuità e qualità, è evidente che liste d’attesa troppo lunghe spingono il paziente verso il privato (quale gratuità?) e che non si può fare buona medicina nell’ingorgo dei pronto soccorsi (quale qualità?).
2R. Pronto soccorso e lista d’attesa richiedono un lavoro sulla appropriatezza con una collaborazione da coltivare con cura tra medico di base ed ospedale. Una richiesta inappropriata toglie risorse e fisicamente il posto alle prestazioni invece più urgenti. E decidere cosa è appropriato e cosa no non è difficile (esistono linee guida precise che lo definiscono), anche se non è un lavoro breve e neppure a costo zero: ma bisogna partire e altre regioni sono molto più avanti di noi. Sintetizzando:ridurre il numero delle prestazioni inutili, graduare l’attesa in base alla effettiva urgenza della prestazione, e senza misurare con lo stesso metro entità differenti. Sei mesi possono essere una infinità (per un dolore epigastrico) o pochissimi (per un controllo di uno screening normale).

3. La riforma della cronicità, delibera attuativa del 27 dicembre scorso. Fino a ieri il paziente cronico era gestito dalla collaborazione fra medico di base e specialista di competenza. Da oggi compare una figura terza (quarta), quello del gestore, che avrà il compito di stabilire le prestazioni da erogare al paziente durante l’anno e fissarne gli appuntamenti relativi. Al di là del merito (sul quale avremo tempo di discutere) il metodo è inquietante perché  la riforma parte (è già partita) senza alcuna condivisione (il 70% dei medici di base di Milano non l'ha firmata; praticamente nessun ospedale è pronto; i pazienti hanno ricevuto lettere per recarsi in luoghi che non sono ancora operativi). Fretta pre elettorale, dubbia.
3R. Prima di fare partire una riforma che interessa il 30% dei pazienti lombardi è necessario che tutto sia pronto e condiviso per non creare disagio al paziente e malcontento tra gli operatori. Non si può partire dicendo (virgolettato sabato scorso a un convegno a Milano)  “partiamo, ma dove stiamo andando non ci è noto". Senza pregiudizi, ma rallentiamo. 

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